KYUDO

Kyudo, tradotto letteralmente dal giapponese, significa “la via dell’arco” ed è tra le più antiche e nobili discipline marziali: infatti con lo IAIJUTSU (arte della spada), IARIJUTSU (arte della lancia), BAJUTSU (arte di andare a cavallo), e SUISEI JUTSU (arte del nuoto) completa le cinque discipline per eccellenza dei nobili dell’antico Giappone.
Non è una religione, ma risente dell’influenza delle due maggiori scuole di filosofia orientale: lo Shintoismo e lo Zen; questo ultimo ha esercitato la maggior influenza nel Kyudo.

M° Zorzi

Il Kyudo non può essere considerato uno sport; nato come arma ,nei secoli l’arco giapponese ha perso questa sua funzione,per divenire uno strumento di realizzazione spirituale; un mezzo per raggiungere uno stato di concentrazione ed armonia interiore.
Per il Kyudoka (praticante di Kyudo) colpire il bersaglio è un mezzo per raggiungere un altro centro:un obbiettivo.
Colpire il bersaglio è di importanza secondaria ;in realtà si deve centrare un bersaglio che non è di paglia, ma di cuore,anima, pensiero,un obbiettivo per la vita.
Questa visione, che sta alla base del Kyudo, è in gran parte dovuta al contatto tra arco e Zen.
Per la pratica serve un arco particolarmente lungo ,asimmetrico:due terzi sopra un terzo sotto e si tira con la parte inferiore, la fattura dell’arco bilancia la potenza di tiro, un guantino particolare per tendere la corda e frecce molto più lunghe di quelle occidentali.
La freccia è posizionata nella parte esterna al tiratore ed il bersaglio lo si vede per sovrapposizione dello sguardo al centro arco.
Quando si sgancia la freccia, l’arco effettua una rotazione di 180°.

Comunque è difficile spiegare il Kyudo a parole ,ma vedendo scagliare una freccia ,tutto risulta più chiaro e come dice il Maestro:

KYUDO NO SHUGIO WA ISSHO ARU (kyudo si pratica tutta la vita)!

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