Vi segnaliamo una bella iniziativa dell’associazione Arpeincoro di cui una nostra storica allieva di Yoga fa parte. Complimenti a tutti!!
“L’Associazione ‘Arpeincoro in Meditazione’ promuove un metodo la cui forza sta nell’unione e nella gioia di suonare tutti insieme le arpe in coro”…
Questo è ciò che si legge nel dépliant che promuove il corso di arpa organizzato dall’Associazione diretta dall’arpista Cristina Ruffino che, da oltre vent’anni, insegna con un metodo elaborato seguendo metodi olistici per la conoscenza più consapevole e creativa della vita. Da qui, la splendida esecuzione “in coro” che ha visto protagoniste più di venti arpiste e che ha riscosso un grande successo di pubblico a Piona, domenica, primo giugno.
Un annuncio fuori dalle righe per il nostro sito ma che ci sembra giusto fare poichè una delle nostre cinture nere è la voce e il cuore di questo gruppo:
I PENTAFUNKtornano a suonare dal vivo e, udite udite, proprio a Milano, precisamente VENERDI 6 GIUGNO al 56 BAR, di Via Tucidide, zona Lambrate/città studi, facilmente raggiungibile con la tange o da viale Argonne.
L’ingresso è gratuito, e già questo è un punto a favore, e siccome non ci capita tanto spesso di suonare a Milano, Vi aspettiamo numerosi e ballerecci
Inizio concerto alle 21.30, apriremo la serata prima del dj; è un po’ prestino, lo so, però se prima vi fate un aperitivo siete già fuori e venite direttamente!!!
Il Cha No Yu (茶の湯), conosciuta anche come Cerimonia del tè, è un rito sociale praticato in Giappone, conosciuto anche come Chadō o Sadō, cioè “la via del tè”. Cha No Yu significa letteralmente “acqua calda per il tè”.
Ro
È una delle arti tradizionali zen più note. Codificata in maniera definitiva alla fine del ‘500 da Sen no Rikyu, maestro del tè di Oda Nobunaga e successivamente di Toyotomi Hideyoshi. Può essere svolta secondo stili diversi ed in forme diverse. A seconda delle stagioni cambia la collocazione del bollitore (kama): in autunno e inverno posto in una buca di forma quadrata (ro), ricavata in uno dei tatami che formano il pavimento, in primavera ed estate in un braciere (furo) appoggiato sul tatami. La forma più complessa e lunga (chaji) consiste in un pasto in stile Kaiseki, nel servizio di tè denso (koicha) e in quello di tè leggero (usucha). In tutti i casi si usa, in varie quantità, il matcha, tè verde polverizzato, che viene mescolato all’acqua calda con l’apposito frullino di bambù (chasen). Quindi la bevanda che ne risulta non è un infusione ma una sospensione, cioè la polvere di tè viene consumata insieme all’acqua. Per questo motivo e per il fatto che il matcha viene prodotto utilizzando germogli terminali della pianta, la bevanda ha un effetto notevolmente eccitante. Infatti veniva utilizzata, e ancora lo è, dai monaci zen, per rimanere svegli durante le preghiere. Il tè leggero usucha, a seguito dello sbattimento dell’acqua col frullino durante la preparazione, si ricopre di una sottile schiuma di una tonalità particolarmente piacevole e che si intona coi colori della tazza.